sabato 28 novembre 2009

Gli indifferenti

E', facile, ahimè, alla fine l'indifferenza è sempre la scelta più facile, o per lo meno la più indolore per chi la applica. In fondo è un sistema di autodifesa. C'è troppa sofferenza nel mondo, troppo male, non si può guardarlo in faccia, non si può presatare attenzione ad ogni dolore altrui, altrimenti si rischia di sprofondare.
E' facile, dicevo, evitare questo, basta seppellire tutto sotto qualche buon metro di indifferenza. Tapparsi le orecchie o al limite far finta di non aver sentito. Le notizie al telegiornale parlano di guerre, di morte, di ingiustizie, sono solo un fastidioso sottofondo quando si vorebbe pensare ad altro, è semplice ignorarle, tanto sono cose lontane, non ci riguardano, perchè prestargli attenzione?
Non è difficile, voltarsi dall'altra parte, coprirsi gli occhi quando è necessario, scacciare ogni compatimento... no non è affatto difficile ed è alla fine la scelta che facciamo quasi tutti. Più difficile è ascoltare davvero, difficile e doloroso, forse anche inutile... eppure vale la pena di farlo. Perché forse continuerà ad esserci il male, ma finchè ci sarà anche l'indifferenza questo ne uscirà vincitore.

martedì 13 ottobre 2009

Liberi?

"Vi sono dehli specialisti che studiano sistematicamente le nostre debolezze e vergogne nell'intento di influenzare più efficacemente il nostro comportamento". Così scriveva nel 1957 il giornalista americano Vance Packard, mettendo in guardia dalla "scienza della manipolazione di massa" che stava prendendo piedi in quegli anni, ovvero un insieme do tecniche psicologiche volte a condizionare comportamenti, opinioni e gusti di tutti noi. Oggi, a più di cinquant'anni dalle inquietanti "profezie di Packard" potremmo tirare un sospiro di sollievo e dire che i suoi timori erano infondati e magari un po' paranoici, che non è mai nata una classe di "manipolatori occulti" che guida le masse, ma ne siamo proprio sicuri? La domanda da porci è: siamo sul serio liberi o su di noi agisce un potere subdolo e invisibile?
Pensiamo alla pubblicità (la più immediata applicazione della scienza della manipolazione di massa) e di come essa, senza neanche rendersi conto, riesca a influenzarci e a spingerci verso certe scelte. Ma questa inquietante realtà non si limita alla semplice influenza nella scelta di un prodotto, va ben più in profondità, va a toccare il nostro stesso modo di pensare. Pensiamo alla mentalità imperante del cosumismo, alla logica del "avere più importante dell'essere", ai simboli di "status", alle mode, sono tutti prodotti di una serie di sottili messaggi che giungono da più parti e in particolar modo dalla televisione, da sempre il mezzo preferito di chi vuol far passare inconsciamente certi messaggi.
Fin dall'infanzia ci vengono quotidianamente propinati messaggi, più o meno palesi, che ci educano ad essere ciò che la società vuole che siamo, ovvero dei consumatori, prima clienti che esseri umani. La strategia sta tutta nel far nascere dei bisogni, o meglio, riuscire a fare apparire il ciò che è di fatto superfluo e inutile come necessario. Siamo talmente talmente asuefatti a questo tipo di influenza che non ci accorgiamo nemmeno di quanto sono superficiali questi "bisogni indotti". Ed è esattamente quello che vogliono da noi: il culto del superfluo, la vittoria dell'apparire sull'essere.
Quello che mi chiedo io è: ma finchè qualcuno fa qualcosa solo per seguire una moda può definirsi libero?

mercoledì 23 settembre 2009

Quando si dice "dialogo"


Ci sono, ahimè, parole di per sè nobili e apprezabili, che vengono ripetute e abusate così tanto spesso e in così tanti contesti che finiscono col perdere ogni significato concreto e alla fine non gli rimane più nessun senso apparte una vaga idea di bontà. Una di queste parole è "dialogo", termine che in genere viene utilizzato più che altro per mostrare quanto si è disponibili e diplomatici, che si vuol far prevalere le proprie idee con le sole parole. Ma la vera essenza del dialogo (e questo purtroppo non è compreso dai più che fanno sfoggio di questa parola) non è il parlare, ma l'ascoltare, cosa che di questi tempi ben pochi sanno fare, tutti preoccupati come sono a far prevalere la propria voce in un mondo fatto di bocche che si uralano addosso ma di ben poche orecchie disposte ad ascolatre. Non si capisce che il vero scopo di un dialogo non è persuadere gli altri delle proprie convinzioni, ma la comprensione reciproca: capire cosa vuole dire l'altro e far capire all'altro cosa vuoi dire tu, senza la pretesa da parte di entrambi di voler affermare la propria opinione come unica valida. Può darsi che nessuno cambi idea, ma il fatto che ognuno possa comprendere le motivazioni dell'altro è già un grandissimo progresso. Ecco quello che dovremmo fare: sforzarci meno a dimostrare che le nostre idee siano le uniche legittime e sforzarci di più a capire ad ascoltare e capire le idee di tutti. Altrimenti quello che ci rimane è un sistema dove tutti parlano inutilmente perchè tanto si ascolta solo quel che si vuol sentire.

domenica 13 settembre 2009

L'estate se ne va

Metà settembre... puntuale ed inevitabile, tutti gli anni. E' una di quelle date che ti cascano addosso senza preavviso, ti distrai un attimo (ci sono così tante cose da fare in soli tre mesi) e appena ti riprendi dai un'occhiata al calendario e ti accorgi che fra pochi giorni ricomincia la scuola. Poi esci, ti guardi attorno e magari vedi (brivido) le prime foglioline che cadono dagli alberi, lasciate in balia del vento. Proprio in quel momento ti rendi improvvisamente conto che (altro brivido) non fa più poi così caldo. Proprio tu che fino a poco fa (ma poco quanto? A te sembrano appena pochi minuti) ti lamentavi dell'afa soffoante ti chiedi se siagià il caso di andare a ripescare dall'armadio qualche indumento più pesante. E poi ci sono i compiti (ah già, c'erano anche quelli!) i libri di scuola, i propositi, le ambizioni, gli obbiettivi e tutti quegli altri grandi e piccoli riti che precedono l'inizio dell'anno scolastico. Guardati, hai già lo zaino in spalla e già stai camminando verso scuola con chissà quali pensieri nella testa. Su, è ora di guardare in faccia la realtà: l'estate è finita. Ma chissà, forse prima di quanto pensiamo ci piomberà adosso (però con la dolcezza di una carezza) anche il prossimo Giugno...

sabato 5 settembre 2009

Così va il mondo

"Così va il mondo", ecco l'alibi migliore del mondo. Perchè? Perchè è una giustificazione dal valore doppio, vale sia per i carnefici che per le vittime; giustifica colui che fa il male sapendo di farlo, ma anche colui che il male lo subisce o chi comunque vorebbe fermarlo ma non è in grado di farlo. Con "così va il mondo" si possono giustificare le azioni più spregievoli, con la semplice ma efficace scusa che una azione sbagliata in più non cambia proprio nulla in una realtà che è fatta girare da errori e comportamenti riprovevoli; è un po' come dire"il mondo è fatto così, perchè io dovrei comportarmi diversamente", l'azione discutibile diventa quindi un adattarsi all'andazzo generale. "Così va il mondo" è l'alibi di coloro grazie ai quali il mondo va "così". Ma la scusa non è usata solo da questi. Anche da chi subisce dalle scelte sbagliate di altri, anche da chi è contrario a simili comportamenti ma non fa nulla per fermarli. Si dice "così va il mondo" per giustificarsi sopratutto con se stessi. E' un alibi per chi vorebbe vedere il mondo diverso ma non fa nulla per cambiarlo, per chi subisce le ingiustizie ma non tenta neanche di ribellarsi, per chi preferisce rassegnarsi a ciò che si ritiene piuttosto che lottare far valere la propria opinione. Per paura di fallire si preferisce etichettare la realtà come immutabile... la scelta più comoda per tutti.

lunedì 31 agosto 2009

Niente etichette

Sono contro le guerre, ma non sono un pacifista.

Sono contro la caccia, ma non sono un animalista.

Sono contro al nucleare, l'inquinamento e il consumo indiscriminato delle risorse, ma non sono un ecologista.

Posso essere daccordo con determinate ideologie politiche, ma non mi definirò mai di una qualunque sponda politica o di un qualunque partito.

Ho le mie idee, ma non mi piacciono le etichette. Tutto qui.

sabato 29 agosto 2009

Ritorno d'Inchiostro

Avevo detto tre settimane, lo so, e il Blog non è stato aggioranto per più di un mese. Lo so. Ma alla fine rieccoci qui, con Settembre (E tutto ciò che nè consegue) che ormai preme. Inchiostro torna dopo una lunga pausa vacanziera pronto ad iniziare una nuova stagione. Inanzitutto per i mesi che seguiranno mi impegno a scrivere sul blog con più regolarità. Tra l'altro approfitto di questo spazio per fare alcuni rignraziamenti, anche se un po' in ritardo (per mia sbadataggine mi sono scordato di farlo prima, d'altronde tardi è comunque sempre meglio che mai). Dunque grazie all'"Apecheronza", il giornale scolastico del mio liceo (Scientifico G. Ferrari di Borgosesia) che nell'ultimo numero dell'anno scolastico terminato ha dedicato un ampio spazio al mio Blog proponendo diversi post qui pubblicati.
Per oggi concludiamo qui, a prestissimo.

sabato 18 luglio 2009

Inchiostro in vacanza

Proprio oggi parto per le vacanze. Starò via per tre settimane durante le quali non avrò occasione di collegarmi al Blog.
Inchiostro si prende dunque un periodo di vacanza, durante il quale non verrà aggiornato. Ma non preoccupatevi, fra tre settimane ritornerà...e più attivo che mai, con una sacco di nuovi articoli e racconti. Non mancate. A presto.

martedì 14 luglio 2009

Sciopero


Oggi 14 Luglio 2009 questo blog partecipa al primo sciopero dei Blogger contro il disegno di legge Alfano i cui effetti, di fatto, porterebbero all'imbavagliamento della informazione via rete. Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant'anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet. La protesta, a cui sono stati invitati a partecipare tutti i Blogger è stata proposta da http://dirittoallarete.ning.com/. Per quanto "Inchiostro" non sia mai stato un blog che tratta argomenti politici ho scelto di partecipare allo sciopero per schierare anche il mio blog contro un politica che vuole impedire la libertà di informazione con leggi ad personam come il DDL Alfano che sono un attacco alla democrazia

giovedì 25 giugno 2009

Creatività

C'è bisogno di sognare. Non si tratta di un semplice tentativo d'evasione, i sogni sono parte integrante della vita, sono un appoggio per quando non si hanno più forze, degli scudi per le ansie e le preoccupazio ci che ci rodono da dentro, i colori dei momenti grigi.
Romanzi, film, canzoni, fumetti... non sono solo dei passatempi, buoni giusto per passare qualche ora d'evasione, sono strumenti preziosi ed insostituibili. Sono mezzi utili per rimanere sempre in piedi, per andare avanti, per capire e accettare meglio il mondo, gli altri e se stessi.
La fantasia è la più grande capacità dell'uomo, non è solo un gioco, è la chiave per le più incredibili porte, l'arma che sconfigge i nemici peggiori: quelli invisibili che sono dentro di noi.
Forse la creatività non è veramente utile nello sterile mondo delle cose pratiche, ma certo è che è preziosa oltre ogni limite.

sabato 13 giugno 2009

Sdraiati sull'erba

L'estate significa essenzialmente tempo. Tempo per se stessi e per gli altri. E proprio il tempo ai nostri giorniè diventato una merce rara e preziosa. Viviamo un'epoca frenetica, dove bisogna muoversi ogni giorno tra compiti, impegni, obbiettivi, scadenze... E noi? Quando pensiamo a noi stessi? Quasi mai. Il tempo è poco e deve essere sempre sfruttato in qualche modo. Eppure è solo quando ci dedichiamo a noi stessi e a ciò che amiamo fare possiamo davvero capire chi siamo. Siamo solo parte di una massa o siamo individui? Siamo strumenti finalizzati a compiere questo o quel compito o siamo persone? E' a questo che serve il tempo, quello veramente libero e incondizionato, quello dove possiamo, senza preocupazzioni o imbarazzo, stenderci sull'erba a guardare i cielo.

giovedì 4 giugno 2009

Il cuore del bosco

Ecco qui un mio nuovo racconto. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Avevo preso, in quel periodo,l'abitudine di passeggiare nel bosco.
Abitavo in una delle ultime case ai limiti della città, mi era dunque facile, ogni qual volta lo desideravo, avviarmi su per la collina che già lambiva il mio giardino e camminare fin dove la vegetazione iniziava a farsi fitta.
Lo facevo spesso, ogni volta che lo stress cittadino, a cui ammetto sono piuttosto sensibile, si faceva troppo opprimente. Tutte le volte che la logorante routine della città, la sua aria grigia e spessa, il suo rumore onnipresente, le sue folle ingombranti, il suo caos intrinseco, si facevano per me intollerabili voltavo le spalle a tutto questo e andavo nel bosco per qualche ora.
Non c'era nulla di meglio per il mio mal di città. Ad ogni passo la mia testa si svuotava dalla confusione cittadina, sostituita da pensieri sereni, liberi di correre non più oppressi dalle mura di cemento e folle rumoreggianti.
Per me quelle passeggiate non erano delle semplici camminate o gite fini a se stesso, erano un allontanamento progressivo dalla società, dalla meschina civiltà delle città. Era come uscire gradualmente da un mondo per entrare in un altro. Era questo che percepivo, una evasione, un abbandono, seppure temporaneo, da un mondo che facevo fatica ad accettare.
Procedendo i segni di presenza umana, presente e passata, si facevano via via meno numerosi ed evidenti, fino a scomparire del tutto.
Partivo dai limiti della città, circondato da case, strade e muretti che andavano scomparendo col mio procedere. Per un certo tratto il mio cammino era affiancato da una strada asfaltata, che più avanti si trasformava in una di terra battuta, anche quella destinata a scomparire.
Le case, come qualsiasi altro segno umano, divenivano sempre più rare e discrete, fino a rimanere solo qualche raro rudere già invaso dalla vegetazione, poi più nulla.
Anche i sentieri, inizialmente numerosi e ben delineati, finivano per diventare sempre più indefiniti fino a scomparire senza lasciare traccie.
Ed ecco che mi avvicinavo al cuore del bosco: un luogo spogliato d'ogni presenza invadente. Un regno puro e primordiale, invariabile nel tempo, oggi uguale a migliaia di anni prima. Un mondo dove la vegetazione, maestosa e potente, era signora e padrona incontrastata.
Intorno a me vi erano tronchi robusti e inscalfibili, sopra fitte e verdeggianti fronde attraversate da pochi raggi di sole, sotto grosse radici spuntavano dal terreno tra foglie cadute e rami scricchiolanti.
Il mio tragitto variava di volta in volta, sicché mi imbattevo in scoperte sempre nuove: grandi radure verdi e lussureggianti, ruscelli gorgoglianti, alberi caduti che sembravano giganti sconfitti, alberi dai tronchi e le radici dalle forme più particolari, meraviglie che avrebbero accesso la fantasia di pittori e poeti.
Avanzando e col mutare del paesaggio circostante verso il cuore del bosco mi sentivo sempre più sereno, la mia mente si scrollava di dosso il torpore della quotidianità per godersi liberamente la vita e le sue piccole gioie. Non c'erano rumori molesti, brutture visive o qualsiasi altra cosa che avrebbe potuto infastidirmi.
Tuttavia questa condizione serena e ideale non era destinata ad andare avanti in eterno. Continuando a camminare verso il cuore del bosco le suggestioni che l'ambiente mi suggeriva incominciavano a mutare. Ad un certo punto iniziavo ad avvertire una certa ostilità da parte dell'ambiente. Lì la natura non era solo signora incontrastata, era una padrona gelosa che non tollerava intrusi. Il bosco che fino a poco prima mi accoglieva amorevolmente ora mi guardava con disprezzo e sufficienza, come un ospite sgradito la cui presenza provoca un palese fastidio. Tutto ciò mi creava un disagio che tendeva a crescere, al punto tale che dopo poco ero costretto a girarmi e andarmene, tornando in luoghi del bosco meno profondi e ostili.
Continuò così per diverso tempo, col solito ritmo di andata e ritorno scandito da sensazioni opposte. Tuttavia ogni volta che per colpa di quel singolare disagio ero costretto a tornare sui miei passi non potevo evitare di chiedermi cosa ci fosse più avanti, cosa mi perdevo tornando indietro, che cosa il bosco nascondesse tanto gelosamente nei suo antri più profondi. Il fascino ed il mistero di quelle zone proibite (tali infatti avevo cominciato ad intenderle) esercitavano su di me una profonda attrazione, accendendo una curiosità vorace che pretendeva d'essere, prima o poi, saziata.
Spesso mi capitava di scoprirmi a fantasticare sul bosco, su che cosa nascondesse nel suo cuore più profondo. Mi ero infatti convinto che la foresta celasse un qualcosa di segreto che essa stessa difendeva.
Sapevo già dunque che prima o poi sarei partito armato di tutta la volontà di cui potevo disporre e, senza farmi più fermare da nulla, avrei raggiunto il cuore del bosco e i suoi inimmaginabili segreti.
Scelsi, infine, una bella domenica di primavera. Partii presto, equipaggiato d'una grande sicurezza, ero infatti certo della riuscita della mia impresa.
Addentrandomi nel profondo del bosco cercavo di ignorare quel disagio che ormai, mio malgrado, conoscevo ben, ma non era facile: mi pareva di sentire bisbigli minacciosi, chiaramente infastiditi dalla mia presenza, percepivo su di me sguardi ostili benché intorno, su quello ero certo, non ci fosse nessuno. Era un'ansia subdola e sottile quella che pian piano mi avvolgeva, era come una nebbia che si deposita piano piano, che si insinua in ogni interstizio, che si può tentare di tenere lontana ma non si può dissipare.
Tutto mi inviava un messaggio ben chiaro e inequivocabile: “vattene via”, e questo invito era anche un avvertimento, una minaccia seria e inappellabile.
Mi sedetti su una pietra, mi rendevo conto che dovevo riacquistare lucidità e calma prima di continuare. Mi guardai intorno in cerca di qualcosa che potesse rassicurarmi: in fondo quello era pur sempre il bosco vicino a casa. Ma mi sbagliavo, quello non era più il tranquillo bosco, il placido e sereno luogo poco fuori dalla città in cui amavo rifugiarmi. No, non lo era più, era un territorio ostile, ed io non ero altro che un piccolo e debole intruso che pieno d'arroganza lo aveva sfidato.
Mi ero fermato per tentare di ritrovare la calma, ma non potendo più concentrarmi sul camminare avevo ottenuto l'effetto opposto, ora più nulla tratteneva la nebbia.
Le fronde si erano fatte così fitte da non lasciare passare quasi più luce lasciando tutto in una uniforme oscurità.
I rami scheletrici sembravano tutti protendere verso di me per strangolarmi.
Tra le incavature nei tronchi c'erano facce e occhi che mi fissavano, ammonitori e pieni d'odio.
Ecco: la nebbia si era fatta spessa e solida e si era stretta intorno al mio cuore.
Non resistetti un secondo di più, mi alzai e mi misi a correre. Tornavo indietro, o meglio fuggivo, senza badare ai rami che mi graffiavano il volto e alle radici che mi facevano inciampare (un chiaro infierire del bosco contro il nemico messo in fuga).
Mi fermai solamente una volta giunto ai limiti della foresta. Ansimante mi appoggiai ad un tronco. Solo allora mi rivoltai verso il cuore del bosco.
Avevo perso, era chiaro, ero stato sconfitto. Gli immaginabili segreti della foresta sarebbero rimasti per me tali. Solo in quel momento mi resi conto di quanto ero stato sciocco, arrogante e presuntuoso nello sfidare il bosco con la sicurezza di vincerlo.
Tornai ancora nel bosco e ci torno tuttora, sebbene più di rado, ma da quel giorno lo guardo con occhi diversi. Non è più il “tranquillo bosco vicino a casa”, è un vero proprio mondo, un mondo i cui recessi più profondi e segreti rimarranno per sempre inaccessibili.

venerdì 22 maggio 2009

Necessità

Non credo che chi scriva, ma un discorso simile si potrebbe fare anche per chi esprime altri tipi di talento, lo faccia per una usa precisa scelta. No, scrivere non è una scelta, è un bisogno, una necessità.
E' come respirare, una condizione del tutto naturale ed irrinunciabile, una attivitàche non ha bisogno di stimoli per essere svolta.
Credo che la cosa valga per tutti, solo che tocca ambiti differenti a seconda delle persone. Ogni essere umano sente, più o meno profondamente, l'impulso di esprimere se stesso. E ci sono modi differenti per farlo: lo sport, l'arte, il lavoro, gli hobby. Il mio è lo scrivere.
Quando scrivo sono veramente io, non ci sono più filtri, quello che sono viene fuori. Metto davvero un po' di me sulla carta.

sabato 9 maggio 2009

In difesa della lingua

Ecco una cosa che mi sta a cuore: la lingua italiana. L'italiano è una cosa bellissima. Siamo nati in un paese con i suoi problemi, è vero, ma con una lingua splendida.
E sapete cosa non posso sopportare, quando si fa violenza a questa lingua, alla mia lingua, alla vostra, alla nostra.
Mi riferisco alle K e alle orrende abbreviazione del linguaggio SMS, ma anche ai neologismi cool (e non mi riferisco agli inglesismi, cosa in fondo naturale e necessaria).
Il linguaggio da SMS è una cosa orribile, una di quelle cose che ti infastidiscono nel pronfondo, tipo il gesso rotto sulla lavagna. Insomma, un po' di rispetto per la lingua di Dante e Petrarca. Caspisco che hai fretta, ma non puoi per questo massacrare le parole, che ti hanno fatto di male? Per come la vedo io se non vale la pensa di scrivere una cosa per intero forse è meglio non scriverla proprio.
Non prendetemi per un brontollone, che a diciasette anni parla come uno di settanta, non lo sono, e se lo sono a ragion veduta. E' una questione di rispetto del patrimonio culturale che ci è arrivato da secoli di storia... un patrimonio che dovremmo considerare di più.

giovedì 30 aprile 2009

The End

"Fine"; una parola che sta particolarmente bene nell'ultima pagina di un romanzo o di un racconto, oppure nelle ultime sequenze di un film. Ma nella realtà la "fine" esiste davvero? Si può davvero mettere questa parola nelle vicende reali? In realtà no. Nulla in realtà finisce per davvero, nulla va verso una conclusione definitiva destinata a rimanere tale, tutto continua ad evolversi, a cambiare, a lasciare traccie nel futuro. In questo senso non esistono neppure gli inizi, un inizio non è altro che la trasformazione di qualcosa che già esisteva.
In realtà non bisognerebbe dire "tutto ciò che ha unizio ha una fine", bensì "nulla ha un inizio, nulla ha una fine".

sabato 18 aprile 2009

Faccie di luna piena


"Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive."

-Ray Bradbury, Fahrenheit 451


Questa è un gran verità. E' vero, noi non viviamo nel cupo futuro immaginato da Bradbury nel 1953 (anche se ci siamo più vicini di quanto sembra) però i libri non godono certo di una grande popolarità tra buona parte delle persone. Anzi, non è difficile trovare persone (di ogni età e fascia) che non esiterebbe a dire di odiare i libri. Ma perchè? Insomma, si sa, ognuno ha i suoi gusti, i suoi passatempi, le sue passioni. E' ovvio che ad ognuno piacciano cose diverse, ed è giusto così. Eppure i libri non sono un qualcosa di semplicemente evitato e non gradito a molti... sono proprio odiati e, probabilmente, pure temuti. Credo che la spiegazione di Bradbury sia molto efficace e difatto rispecchia molto bene la verità di oggi, anche più di quella degli anni '50 quando lo scrisse. Perchè moltissime persone può passare ore e ore a guardare programmi al limite dello squallore in tv ma si fa sparare piuttosto che aprire un libro? Perchè questa gente vuole faccie di luna piena... non vuole trovare i pori della vita, preferisce evitare ciò che potrebbe portare a scoprirli.
I libri inducono al ragionamento, cosa che il 90% di ciò che è trasmesso in tv di fatto non fa, e il ragionare è una cosa scomoda e fastidiosa. Meglio affidarsi alla televisione, seguire in modo passivo ciò che scorre sullo schermo, lasciare che sia qualcun'altro a pensare per noi, a fare il lavoro sporco.
E' la fuga dal ragionare, da pensieri che potrebbero scoperchiare placide sicurezze. Si sceglie, dunque, di avere una visione parziale delle cose, in modo che il peggio rimanga nascosto.


sabato 4 aprile 2009

Cercandoparole


Mi sono accorto che era da un po' che non postavo più un mio racconto. Ho dunque deciso di pubblicare questo che segue scritto recentemente per il "Cercoparole", concorso che le Edizioni Mercurio propongono ogni anno alle scuole superiori piemontesi. Se volete saperne di più e leggere i racconti di altri partecipanti andate potete andare a vedere Qui.

Specifico che nel regolamento del concorso era obbligatorio: A) Usare determinati incipit, B) Rimanere nello spazio (strettissimo) di soli 5.000 caratteri... quindi siate clementi...
Buona lettura:




Quattro mura


Il rubinetto gocciolava: è stata questa la prima, molesta sensazione che ho sentito svegliandomi stamattina. Già tra le nebbie dei miei sogni inquieti che si stavano diradando pian piano ho sentito emergere quel suono regolare e incessante che ha continuato poi a perseguitarmi per tutta la giornata scavando nei miei nervi già logori. Anche ora lo sento, ora che ho deciso di affidare i miei pensieri a queste pagine bianche, sia per passare il tempo, sia per cercare di scaricare la mia inquietudine: come se le linee di inchiostro che sto tracciando su questo foglio potessero contenere tutta, o almeno una parte, della mia angoscia liberandomene. Ma non serve a nulla, forse perché questa mia ansia è troppa e troppo radicata nel profondo e qualche parola messa sulla carta non basta certo a dissiparla. Tuttavia continuo a rimanere qui a scrivere, se non altro per evitare di tornare a concentrarmi sul gocciolare del rubinetto, perché su qualcosa mi devo comunque concentrare, altrimenti si che sarei preda delle mie inquietudini. Per me le quattro mura di questo appartamento sono come quelle di una prigione... anzi: molto peggio di una prigione! In prigione avvertirei certamente la noia dei giorni sempre uguali, forse la tristezza di una condizione tanto misera, ma di certo non questo senso opprimente d'attesa perenne. Attimi che trascorrono carichi di apprensioni e paure e di speranze talmente labili che non oso formulare perché equivarrebbe a esprimere desideri che hanno troppa poche possibilità di avverarsi. Secondi, minuti e ore dominati da una incertezza insostenibile, come se mi trovassi vicino ad un baratro ma senza sapere di quanto. Là fuori c'è qualcuno che mi cerca. Lo so. Gente pericolosa. Lo so troppo bene. Per questo non posso uscire. Sono costretto a rimanere fra queste quattro, opprimenti mura. Potrebbero avere già trovato gli altri, ovunque essi si trovano, ed essere già sulle mie tracce, chi può dirlo? E' questa la cosa peggiore di questa attesa: il non sapere. E' sempre meglio conoscere la realtà, anche se potrebbe non piacerci, piuttosto che rimanere a rodersi nel dubbio. Ma in questo momento io non ho altro che il dubbio. Non ho nient'altro che quello e non posso evitare che esso sia una presenza fissa e irrinunciabile nella mia mente. Non posso fare a meno di continuare a giocare con la mia incertezza, considerando e immaginando tutte le possibilità. Tra le eventualità che mi si aprono davanti ci sono futuri senza speranza, ma anche alcune, flebili, speranze: forse gli altri si sono salvati e sono riusciti a scongiurare il pericolo e stanno venendo a prendermi per dirmi che è tutto passato. Forse. Ho solo il dubbio. Solo il dubbio. Solo quando qualcuno busserà a questa porta e io andrò ad aprire potrò sapere. Per ora è solo un senso di incertezza a dominare questa attesa infinita, riempita da angoscie ed ansie che difficilmente posso combattere, scandita in ogni suo secondo dal gocciolare del rubinetto.

giovedì 26 marzo 2009

Sense of wonder


Viviamo in un'epoca incredibile e non ce ne rendiamo nemmeno conto.... sul serio, ogni accadono intorno a noi fenomeni che non siamo in grado di spiegare ma che siamo pronti ad accetare come normali, magari addirittura scontati o ovvi. E' il tipico Sense of Wonder, meccanismo tipico della narrazione fantastica... solo che ai giorni nostri è costantemente applicato alla realtà.
Prendiamo un viaggio in aereo è una cosa apparentemente normale eppure pensateci per un attimo: stando seduti per qualche ora riusciamo a raggiungere qualsiasi parte del globo... proprio così, in poche ore.
Ma ci sono esempi anche più quotidiani. In questo momento stai usando internet, puoi leggere pagine che sono state scritte dall'altra parte del mondo, comunicare con persone che in questo momento si trovano a migliaia di chilometri di distanza... e tutto questo come? Schiacciando qualche bottone davanti al monitor di un computer... e probabilmente non riusciresti neanche a spiegare perchè riesci a fare questo.
Sono tante le cose incredibili che accadono ogni giorno in torno a noi... incredibili perchè sono tutte cose che non potremmo spiegare: tutti noi guardiamo la televisione, ma ben pochi saprebbero spiegare come fanno le immagini ad arrivare fin sullo schermo.
Non c'è bisogno della fantascienza per trovare il sense of wonder... il fantastcio vive accanto a noi, basta solo avere gli occhi per federlo

domenica 22 marzo 2009

Chi non muore si rivede

Rieccomi qui, dopo molto (troppo) tempo su Inchiostro. Mi rendo conto che negli ultimi tempi (per svariati motivi, tra i quali non per ultimo la mia pigrizia) non ho trascurato il blog... l'ultimo aggiornato risaliva addirittura a quasi due mesi. La cosa, devo dire, mi rattristava molto, questo Blog per me non è un semplice passatempo, tutt'altro, è come una mia piccola finestra che apro sul mondo per condividere con chiunque ci passase davanti i miei pensieri. Il fatto di averlo trascurato tanto a lungo, insomma, stava diventando per me una colpa. Ho dunque preso in mano la mia buona volontà e mi sono deciso: INCHIOSTRO RITORNA e non se ne andrà tanto presto. Dai prossimi giorni ricomincierò già a lavorarci con impegno e costanza... prendetela come una promessa.

mercoledì 4 febbraio 2009

Degenerazioni

Un problema (o forse sarebbe meglio dire "il" problema dal quale far risalire tutti gli altri) dei nostri tempi è una tendenza alla degenerazione.
La degenerazione a cui mi riferisco principlamente è quella morale. I vecchi valori vanno scomparendo, questo di per sè non è strano, anzi è carateristico di tutte le epoche, il problema è che questi non vengono sostiuiti da altri valori abbastanza forti.
La società degenera perchè si tratta di una società pronta a demolire ciò che c'è dietro senza preoccuparsi di trovare qualcosa che lo sostituisca degnamente. Svelta a cancellare il passato ma non in grado di costruire qualcosa per il presente. La morale de, passato viene considerata "superata" a prescindere, senza preoccuparsi che la pseudo-morale che si sta costruendo non vale nulla, è fatta solo da valori inconsistenti, formati da frasi vuote e vaghe, che si sbriciolano immediatamente all'impatto con la realtà.
E' questo che causa i problemi moderni, la mancanza di un sistema a a cui agrapparsi, dei paletti, dei limiti fissi per tutti, delle convinzioni forti e solide. Di questo c'è bisogno.

mercoledì 21 gennaio 2009

Non troppo sul serio...

Ecco una regola importante che dovremmo tenere sempre tutti ben presente: mai prendersi troppo sul serio.
Quando facciamo qualcosa, sopratutto quando si tratta di un qualcosa di importante o comunque al quale noi teniamo, va bene farlo con serietà, ma cerchiamo comunque di non darci troppa importanza. E non mi riferisco all'atteggiarsi, perchè questa "regola d'oro" vale prima di tutto verso se stessi che verso gli altri.
Insomma è così che bisogna vivere il rapporto con se stessi, con leggerezza non sottovalutarsi, certo, ma neppure attribuirsi eccessiva importanza, bravura o merito... perchè è proprio quando si arriva quasi a credere di essere infallibili che si scopre di essere degli idioti qualunque

domenica 11 gennaio 2009

L'anarchia del Web

Internet è diventato ormai un mezzo potentissimo le cui potenzialità, innimaginabili ai tempi della sua nascita, si stanno pian piano svelando solo ora. Non possiamo sapere che cosa ci riserverà il web, quali altri incredibili strumenti ci darà in mano.
Il vero punto di svolta della rete è stata la "banda larga", che ha permesso più velocità di navigazione dando origine al cosidetto "Web 2.0". Questa particolare evoluzione della rete ha una caratteristica molto speciale: il contenuto è creato dagli stessi fruitori. Per avere una immagine del Web 2.0 provate a immaginarvi un giornale i cui articoli invece di essere scritti da giornalisti pagati sono scritti gratuitamente dagli stessi lettori. Questa situazione gioverebbe doppiamente all'editore di questo ipotetcio giornale, sia perchè non dovrebbe pagare nessuno per scrivere gli articoli, sia perchè sarebbe sicuro di proporre sempre argomenti che interessano ai lettori a cui il giornale è rivolto (chi meglio di loro può conoscere i gusti degli stessi?). Ecco, allo stesso modo funziona il Web 2.0, sono gli stessi frequentatori del sito a crearne il contenuto. Provate a pensare ai siti più popolari di questi anni come You Tube, Facebook o Wikipedia, in fondo coloro che gli hanno creati non hanno fatto altro che mettere gli strumenti a disposizione degli utenti che poi hanno creato i veri contenuti. Stessa cosa si può dire per le piattaforme dei Blog, i gestori una volta creata la piattaforma non fanno nulla, siamo noi a scrivere ciò che qualcuno leggerà. Esempio eclatante è Wikipedia, il più grande insieme di sapere mai creato dall'uomo, disponibile in numerose lingue, è diretto da un numero relativamente basso di persone se lo si paragona alla grandezza del progetto, perchè? Perchè sono i frequentatori del sito che hanno creato l'immenso insieme di conoscenza. Credo che Wikipedia rappresenti il meglio del web, un lavoro di squadra a livello globale, dove ognuno mette a disposizione la propria conoscenza con lo scopo di creare un archivio contenente qualunque tipo di nozione e renderlo disponibile per chiunque.
Ciò che è sia il pregio sia il difetto di quello che il Web è diventato è il fatto che chiunque può parteciparvi attivamente. Chiunque può controbuire a una discussione o a un progetto, senza limitazioni di carattere fisico. Ognuno può dire la sua, si raggiunge una vera democrazia insomma.
Ma questo si trasforma anche in un difetto, infatti internet non è solo democratica, ma è anche e sopratutto anarchica. Non c'è nessun filtro, nessun limite, chiunque può fare qualunque cosa su internet...
Io credo però che non per questo il web deve essere demonizato, tutt'altro. Internet è uno strumento, e come qualsiasi strumento non è nè buono nè cattivo, dipende tutto dall'uso che se ne fa.